L’inconscio primordiale in rosso DOPPIO LINGUAGGIO

L’inconscio primordiale. Arriva solo dai sogni più incromprensibili, e più arcaici. Ho sognato il deserto di Taklamakan l’altro giorno, ho sognato quel deserto che non ho mai visto. E ci sono persone che abitano di fronte al mare, lo guardano ogni giorno dalla finestra, e continuano la notte a cercare quell’inconscio sul mare. Ci sono quelli che sognano guerre e battaglie di secoli prima, visi che esistono in qualche luogo di cui nessuno sa nulla. E i sogni dei bambini, veri inconsci primordiali e i sogni dei cani quando dormono e piangono nel sonno. E i sogni che danno i titoli alle opere della letteratura, ai trattati filosofici. E c’è un mio sogno dell’altro giorno.
Ho sognato di guidare per una strada di Roma, credo fosse via Nazionale, guido lento. Dalla radio mi arriva una Dream a little Dream of Me dalla voce di Louis Armstrong assieme a Ella Fitzgerald. È un pomeriggio di settembre. Quel tempo indefinito che prelude alla sera senza averne le tonalità. Le tinte sono pastello, granulose, come in un quadro impreciso di Edward Hopper, come nell’opera di Renzo Bellanca. Accosto ed entro in un grande edificio, che sta proprio accanto alla casa. È un teatro. Dove un attore, sta provando un testo che dovrei aver scritto io. L’attore mi guarda e mi domanda se sto sognando.
«In questo momento?», chiedo.
«Sì adesso, lei sta forse sognando?», dice alzando leggermente la voce e spostando dal leggio dei fogli stampati.
«Credo di sì, credo sia un sogno».
«Quindi», ribatte ironico, «questo testo lei non l’ha mai scritto? E sono io che sto sognando quello che ha scritto lei? Sono preoccupato della risposta che sto per dargli. E guardo i suoi fogli con insistenza. «Tutto è possibile. Faccia quello che vuole», gli rispondo: «Ma non dimentichi di leggere l’ultimo foglio».
L’attore sorride stupito e indicando un foglio: «l’ultimo foglio? Questo qui?».
«Sì, proprio questo».
«Lo legga. È il verso di un poeta. Pascoli».
L’attore legge lentamente: «Il sogno è l’infinita ombra del Vero». L’inconscio più profondo è quell’ombra quando riusciamo a specchiarla.
Sipario.

Roberto Cotroneo